Coaching

Costruire un ponte tra intenzione e azione

Perché le persone lottano per raggiungere i propri obiettivi?

Come tutti sappiamo, fissare semplicemente un obiettivo non garantisce necessariamente l’azione corrispondente. Quanti di noi hanno fissato nella loro vita degli obbiettivi per abbandonarli dopo poco più di un mese? Soprattutto quelli a lungo termine?

Gli obiettivi ci definiscono e possono, a volte,  influenzare il nostro comportamento. Allora perchè (a volte/spesso) fatichiamo a raggiungerli?

Un buon punto di partenza per rispondere a questa domanda è considerare gli ingredienti del successo che portano al raggiungimento degli obiettivi. In altre parole, quali processi aiutano le persone a raggiungere i propri obiettivi? La teoria del controllo descritta da Charles Carver e Michael Scheier indica tre processi:

  • definizione degli obiettivi
  • monitoraggio degli obiettivi
  • gestione degli obiettivi

1 la persona deve fissare un obiettivo presumibilmente realistico (ad esempio: Luigi vuole andare ogni giorno al lavoro in bicicletta).

2 La persona dovrà monitorare la costanza del suo comportamento in relazione all’obbiettivo (ad esempio Luigi dovrà porsi la domanda: quanto spesso vado al lavoro in bicicletta?)

3 Se necessario, intraprendere azioni anche banali per risolvere le discrepanze (ad esempio, nascondere le chiavi dell’auto).

Sfortunatamente, possono sorgere problemi in ognuna di queste fasi. Consideriamo i vari problemi che le persone potrebbero incontrare in ogni fase.

Primo, le persone possono avere difficoltà a fissare un obiettivo appropriato. Sappiamo, ad esempio, che le persone sono irrealisticamente ottimiste su ciò che possono ottenere e spesso fissano obiettivi che hanno poche possibilità di raggiungere. Ad esempio, non sarebbe realistico per chi non è abituato a spostarsi in bicicletta darsi l’obiettivo di pedalare per 20 Km al giorno…come il nostro Luigi!

In secondo luogo, sebbene il monitoraggio dei progressi aiuti le persone a raggiungere i propri obiettivi  le persone spesso nascondono la testa sotto la sabbia, anche verso obiettivi che ritengono importanti  quando  il progresso non è buono come sperato, soprattutto perché l’obiettivo originale è probabilmente piuttosto ottimistico. Le informazioni derivate dal monitoraggio dei progressi, probabilmente, si riflettono negativamente sulle persone e quindi lo evitano.

Infine, anche se le persone si prefiggono un obiettivo appropriato e fanno il punto su dove si trovano in relazione a tale obiettivo, è probabile che incontrino una serie di difficoltà pratiche che vanno a minare la determinazione dell’obbiettivo. Soprattutto se l’obbiettivo prefissato è a lungo termine.

Probabilmente leggere quanto sopra sembra piuttosto negativo e scoraggiante dal fissare nuovi obbiettivi.
Mi dispiace se è così, ma non ho detto che sia impossibile se fatto nel modo corretto.

Dato che il comportamento delle persone probabilmente contribuisce a un’ampia gamma di problemi sociali e globali, non sorprende che un notevole sforzo sia stato dedicato all’identificazione delle tecniche che possono aiutare al raggiungimento degli obbiettivi per modificare il proprio comportamento. Infatti, un progetto guidato dall’UCL ha recentemente identificato 93 diverse tecniche di cambiamento del comportamento (o BCTs).

Sottolineo il numero di tecniche identificate: 93! Quasi non ci lasciano scampo dal metterle in atto.

In questo articolo, tuttavia, ne prendo d’esempio una: la pianificazione dell’azione identificata con i termine “If-Then”o “intenzione di implementazione“.
Non è che le altre 92 tecniche non siano efficaci, anzi, ad ognuno il suo, ciò che trovo efficace su di me potrebbe essere inutile per un altro e viceversa. Semplicemente quella del “If-Then”  è una delle tecniche più ampiamente studiate e meglio convalidate per migliorare la traduzione delle intenzioni in azione. Inoltre, la tecnica può essere applicata a una serie di problemi e quindi potrebbe potenzialmente aiutare a costruire un ponte tra intenzioni e azione, qualunque sia il problema che il ponte deve attraversare.

La pianificazione If-Then è stata descritta per la prima volta da Peter Gollwitzer e implica l’identificazione di un’opportunità in cui agire (nella parte If del piano), decidendo in anticipo come rispondere a tale opportunità (nella parte Then del piano), e quindi collegare insieme opportunità e risposta.

Torniamo alla nostro Luigi, per andare al lavoro in bicicletta ogni giorno dovrebbe riflettere sui problemi con cui dovrà scontrarsi (esempio: ha difficoltà a svegliarsi abbastanza presto o è scoraggiato dal pensiero dello sforzo o dal brutto tempo?). Dopo aver identificato il potenziale problema, è necessario riflettere un po ‘su come delineare la parte “If “del piano in modo da descrivere un’opportunità per superare quel problema. Ad esempio, se Luigi ha difficoltà a svegliarsi abbastanza presto per andare in bicicletta dovrebbe chiedersi perché non riesce ad alzarsi così presto, conduce una vita per cui non riesce a dormire abbastanza? E quali sono i motivi per cui non può andare a letto prima? Rimane sveglio per un’abbuffata di serie tv? Quindi può attivarsi per risolvere questa difficoltà, con determinazione e costanza. Ed eccoci alla seconda parte di questa tecnica il “Then”. Il concetto sta nel fatto che anticipando un possibile ostacolo con un’azione già preventivata Luigi andrà in automatico sulla risoluzione della difficoltà.

Così il passo finale è identificare come rispondere all’opportunità, che potrebbe comportare un’azione (ad esempio, andare a letto) o un modo di pensare (ad esempio, dovrà pensare a quanto si sentirà meglio con se stesso andando in bicicletta). L’idea è che specificando in anticipo come rispondere, la persona non ha bisogno di decidere nel momento in cui gli si presenta la criticità.

Come detto prima, siamo tutti un po’ Luigi, ma ti assicuro che per ognuno di noi esiste una strategia funzionale, creativa e soddisfacente.

Se camminassimo solo nelle giornate di sole non raggiungeremmo mai la nostra destinazione


PAULO COELHO

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