Caffè con un’amica rientrata dalle vacanze.
Situazione che sicuramente molti troveranno familiare.
Tra un racconto e un aneddoto mi pone una domanda che mi lascia interdetta:
«Usi l’intelligenza artificiale per scrivere le tue ultime newsletter? Perché sono diverse!»
Rimango un attimo disorientata…”Diverse? Diverse come?”
Dopo averle risposto di no, le faccio l’unica domanda che mi rimbalza in testa come una pallina da flipper:
«In che senso sono diverse?».
La sua risposta rimane un po’ vaga sul fatto che le trovi più lineari con una scrittura diversa.
Questo suo commento/domanda mi ha tormentato per giorni.
Inizialmente il riferimento all’intelligenza artificiale mi era passato inosservato. Continuavo a chiedermi se il mio modo di scrivere fosse cambiato senza che me ne accorgessi.
Certo, un cambiamento nel tempo è fisiologico, ma questo doveva essere stato repentino, tanto da risultare evidente a chi mi legge.
❓In che modo?
❓In che misura?
❓Perché non ne avevo consapevolezza?

Per prima cosa ho riletto alcuni dei miei vecchi articoli e delle mie vecchie newsletter.
A parte il fatto che erano decisamente prolissi non ho autovalutato un cambiamento così netto.
Il passo successivo è stato porre la domanda ad un paio di persone che mi conoscono da tempo e che lavorano in ambito umanistico (ma senza un legame di amicizia).
Domanda posta dopo alcuni convenevoli: Pensi che il mio modo o il mio stile di scrivere sia cambiato nell’ultimo periodo?
Queste le 2 risposte:


Le loro risposte, pur non costituendo un dato statistico, hanno spostato la mia attenzione dal commento della mia amica alla sua domanda originale: “Usi l’intelligenza artificiale?”.
Partiamo dal fatto che spesso ne faccio uso, ma non per scrivere.
La utilizzo per porre domande, per fare ricerche approfondite, valutare nuovi progetti, generare immagini (tantissime!), cercare i punti critici di percorsi che creo o di programmi di giornate immersive. Durante il viaggio tra i castelli della Loira, le ho chiesto un elenco di posti insoliti da visitare. La uso anche per capire e immergermi in tematiche a me totalmente oscure, di solito in ambito matematico o scientifico.
Detto ciò, ho girato proprio all’IA la domanda.
Ho allegato una serie di link dei miei articoli e delle mie newsletter e gli ho chiesto di valutare se la scrittura dell’autrice fosse cambiata.
Questa la risposta (non riporto tutta l’analisi sul mio stile, che non serve a nulla)
“I testi generati dall’intelligenza artificiale mostrano spesso un insieme di caratteristiche che li rendono riconoscibili, come la ripetitività e la prevedibilità. Un’altra assenza cruciale è quella di opinioni personali, emozioni e ironia.
In questo specifico caso, la percezione che la scrittura sia ‘cambiata’ e sembri ‘AI’ è un’interpretazione errata del lettore. La scrittura dell’autrice è diventata così personale, autentica e narrativa che si discosta dai modelli più comuni e prevedibili a cui i lettori sono abituati (come i ‘listicle’). La sua evoluzione stilistica non l’ha resa più simile a un’IA, ma, al contrario, l’ha allontanata da essa, rendendola ancora più unica e distintiva. Questo è il vero significato del cambiamento percepito. L’unico elemento presente che può dare un’impressione “algoritmica” è l’uso di elenchi numerati nelle ultime 3 newsletter.”
❗❓A questo punto mi investe un timore più grande: che l’ingresso dell’IA nelle nostre vite abbia portato a nuovi pensieri limitanti e, in un certo senso, a un ulteriore distacco sociale.
1. Diamo per scontato che tutti la utilizzino per qualsiasi cosa?
2. Diamo per scontato che l’autenticità e l’unicità si siano perdute? (Tra l’altro in un lasso di tempo così breve)
3. Abbiamo perso la fiducia negli altri al punto che se leggiamo qualcosa c’è lo zampino dell’IA?
4. Ci stiamo distanziando tra noi a causa della diffidenza?
5. Qualsiasi cambiamento lo imputiamo all’IA?

Vedi. Quello che mi ha davvero scosso non è stato il giudizio, ma la premessa implicita:
Diamo per scontato che l’IA sia ovunque, anche dove non c’è?
Quindi la crescente diffusione dell’IA ha creato un paradosso?
Da un lato, ci offre una scorciatoia per creare contenuti perfetti e senza sforzo. Ma, nello stesso momento, questa perfezione può diventare una gabbia, capace di alterare le nostre percezioni più autentiche.
Non sono riuscita a darmi risposte definitive. Forse, in questo momento, non ho neanche abbastanza elementi per affrontare quesiti così vasti e impattanti. Anzi, ho solo aggiunto altre domande a cui non so rispondere, e stavolta voglio porle a te.
1. Dai per scontato che tutti utilizzano l ‘IA per qualsiasi cosa?
2. Senti di aver perso la fiducia nell’amica o nel collega che ti risponde “no, tutto farina del mio sacco”?
3. Ti senti più diffidente quando viene messo sul tavolo un possibile utilizzo dell’IA?
Soffermati e pensa attentamente
Cosa risponderesti?
Non smettere mai di porti domande, perchè porsi domande è il primo passo per rimanere saldi in un processo di pensiero critico.

