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Goccia o bicchiere

Ero a pranzo con un amico che conosco da 30 anni.
Lui, decisamente un uomo sopra le righe, d’aspetto e nei modi potrebbe andare bene per una puntata di Suits, quando parla pure…se non fosse per il più che colorito intercalare.

Ci siamo addentrati su un tema piuttosto intimo, il reciproco “dare in amore”, per la precisione: quanto siamo disposti a dare a dispetto della reazione della controparte?

Io e lui siamo profondamente diversi.

Prende il suo bicchiere, lo riempie d’acqua, ne fa cadere una goccia sul tavolo, mi guarda dritto negli occhi:

Ma che senso ha voler dare un bicchiere d’acqua a qualcuno che si accontenta della goccia? Vuole la goccia? Dagli la goccia! Contento lui che il bicchiere vada a qualcun altro…problema suo…non tuo!

Rimango a fissare bicchiere e goccia qualche secondo cercando di capire il suo punto di vista.

La sua analogia è semplice: tu puoi anche essere disposto ad offrire tutto ciò che hai ad una persona, ma se quella persona in realtà si accontenta di una minima parte quasi fuggendo dal resto, e ne è felice, perché insistere? Provi a farglielo capire, provi a dirglielo ripetutamente, ma se è sufficiente la minima parte…ti arrendi, massima resa con minino sforzo. E soprattutto  (nella sua teoria) non per questo devi trattenere o buttare via ciò che rimane in “avanzo” ma semplicemente offrirlo a qualcun altro in grado di apprezzarlo.

Contestabile? Per me sì.
Per la mia indole, per i miei valori, per la soddisfazione dei miei bisogni.

Ma non contestabile in assoluto

Perché quando mi sono ripresa dalle mie elucubrazioni e gli ho chiesto se tenendo quel tipo di atteggiamento lui avesse dei momenti di frustrazione, o di sensi di colpa, mi ha seraficamente risposto “assolutamente no! Anzi, ho trovato una nuova dimensione in cui non me la prendo più per queste piccolezze!”

Ecco, sul termine piccolezze ho avuto un po’ da ridire visto che ha minimizzato uno dei meccanismi più importanti su cui basiamo le nostre relazioni: la reazione a ciò che diamo nel momento in cui ci apriamo a qualcuno.

Per il resto, su di lui questo tipo di approccio a tale meccanismo, funziona.

Personalmente se percepisco che sto dando più di quanto dall’altra parte si apprezzi in automatico tendo a ridimensionare drasticamente il rapporto, non perché mi senta offesa, ma perché ho la parvenza che sia un rapporto inutile, una perdita di tempo. A volte ho chiuso totalmente tali rapporti, che fossero d’amore o di amicizia.
Questo è funzionale per me, non troverei appagante dividere il mio bicchiere d’acqua in tante gocce (continuando ad utilizzare tale analogia), al contrario per lui è soddisfacente.

Non è più giusto il mio atteggiamento al suo finché entrambi ne siamo soddisfatti.
Questo è un semplice  esempio di 2 approcci alla stessa situazione, opposti ma entrambi funzionanti.

E voi? Pronti ad offrire solo l’intero bicchiere o disposti a frazionarlo?

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