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Nulla è per caso…?

Avete mai sentito parlare di sincrodestino?

Prima di scrivere questo articolo ho posto 2 domande a 60 persone che conosco, di sesso, età, stato sociale, cultura, fede ed istruzione diversa.

  1. Credi che le coincidenze siano messaggi dell’universo?
  2. Credi che ci capitino piccoli o grandi eventi che potrebbero indurci verso una direzione o una scelta?

Non sempre le risposte sono state secche con un o un no, nella maggior parte dei casi le risposte erano argomentate perché quel o quel no  avevano un però implicito. Ognuno diverso, decisamente riconducibile alle esperienze vissute dal singolo.

In linea generale, aggregando di massima quei e quei no argomentati, queste sono le percentuali:

Credi che le coincidenze siano messaggi dell’universo?

76% Si
24% No

Credi che ci capitino piccoli o grandi eventi che potrebbero indurci verso una direzione o una scelta?

49% Si
61% No

Qui, nei no ho aggregato anche quei che rimangono su un approccio che abbraccia il determinismo, ossia: siamo spinti a prendere quella specifica decisione in conseguenza agli eventi che però non sono visti come dei segnali. Quindi semplicemente una dinamica di causa effetto.

Solo in 5 mi han risposto con un netto ad entrambe le risposte, l’8,3%. Persone che si affidano e credono profondamente che l’universo si metta in comunicazione con loro. Una vera e propria filosofia di vita, un approccio alla quotidianità basato sul fatalismo e del rimanere in ascolto.

1 sola persona mi ha risposto con un netto no ad entrambe le domande.
1 persona non mi ha risposto affatto.

Ha ragione quel 8%? Nulla è per caso? Dovremmo imparare tutti a percepire, vedere ed interpretare i vari segnali che quotidianamente ci arriverebbero?

Impossibile dare una risposta comprovata da prove inconfutabili, qui si tratta solo ed esclusivamente di interpretazione, oltretutto vissuta attraverso la lente del proprio passato.

Ma nel volere affermare che nulla è per  caso alcuni ne hanno fatto la propria ragione di vita.

Il termine sincronicità deriva dal greco syn che significa con nel senso di assieme e kronos divinità greca che simboleggia lo scorrere del tempo, la parola sincronicità dunque significa assieme nello stesso tempo.

Fu Carl Gustav Jung (psichiatra, psicoanalista, antropologo, filosofo e accademico svizzero) nel 1950 ad introdurre il termine sincronicità per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo. Tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato.

La sincronicità è relativa quindi alle coincidenze significative. Sincronicità non vuol dire nello stesso tempo ma con lo stesso senso. La parte del fenomeno sincronico che si produce nella realtà esterna è percepita dai nostri sensi naturali e l’oggetto della percezione è un avvenimento oggettivo.
Però Jung scrive:

Eppure resta un avvenimento inesplicabile, perché nelle condizioni dei nostri presupposti psichici, non ci si aspettava la sua realizzazione.”

Secondo tale teoria saremmo portati a definire coincidenze fenomeni di sincronicità, questo perché le osserviamo solo sul piano materiale, che attraverso gli organi di senso sono più facilmente interpretati.

Passiamo a Gian Marco Bragadin ,  milanese, due figli e quattro nipoti, è stato definito «il pubblicitario dello Spirito», l’uomo dei «Segni», «l’ultimo Templare». Scrittore, conferenziere, counselor spirituale.

Ha cominciato oltre vent’anni fa a studiare l’affascinante argomento delle coincidenze e dei segni del destino capaci di aiutarci nel momento giusto, in seguito a un’intensa e sconvolgente vicenda personale. La sua vita iniziò a popolarsi di segni di cui imparò con il tempo a decifrare il contenuto.

Secondo le teorie proposte da Bragadin, anche un piccolo episodio, che avviene in un determinato momento, potrebbe essere classificato e interpretato, a pieno titolo, come un segno: un messaggio, cioè, proveniente dall’universo che, grazie alla legge di sincronicità viene inviato esattamente nel momento in cui se ne ha bisogno. È questo il primo elemento distintivo della SegniAnalisi, il metodo sistematico messo a punto in venticinque anni di studi.

Bragadin scrive “Un evento è un segno se risponde alla logica delle 3 I: inaspettato, improvviso, inusuale”

Un suo esempio? Una notte d’estate, in una grande città. Una ragazza sta rientrando dopo una serata trascorsa con alcuni amici. Desidera camminare un po’, complice una leggera brezza rinfrescante e la necessità di mettere ordine tra idee ed emozioni. È pensierosa: sta riflettendo, in particolare, sulle sue ultime vicende sentimentali, poco gratificanti. Si domanda se in futuro qualcosa finalmente cambierà per lei. A un tratto, mentre sta percorrendo una strada in una zona a lei pressoché sconosciuta, le passa davanti un tram: un vecchio convoglio su rotaie, ricoperto all’esterno di poster moderni. Che riportano un messaggio, scritto a caratteri capitali. Fa in tempo a leggerlo, per pochi istanti: “L’amore vero esiste. Basta incontrarlo”.
Ed ecco che il tram si trasforma in un segnale!

Siete in grado di metterlo in relazione con la vostra vita?
Può segnalarvi un conflitto, una difficoltà da superare, avvertirvi di un pericolo, impedirvi di andare in una direzione sbagliata. O ancora, esso può infondere fiducia e speranza nel futuro, spronando a essere propositivi e proattivi nel presente, per migliorarlo.

Bragadin enuncia poi la formula delle cosiddette 8 A: “Se vi accorgete di un segno e riuscite ad attribuirgli un significato nascosto, potrete con calma analizzare ogni aspetto e associarlo a ciò che state vivendo in quel momento. Ascolterete quindi il vostro intuito, che vi svelerà il messaggio del segno. E poi potrete agire, nella vostra vita, per dare compimento al messaggio. In seguito annoterete il segno, questo e gli altri che avete ricevuto, per ricordare e mettere tutto in relazione. A volte un segno è solo la tessera di un puzzle. Infine comincerete a identificare segni, coincidenze ed eventi sincronici. E vi allenerete a interpretarne il significato“.

E chi ci dice che affidandoci alle 3 I o utilizzando la formula delle 8 A prenderemo la decisione giusta?

Ma Bragadin ha una risposta anche per questo: “Ciò che farete, dopo aver interpretato un segno, non può mai essere sbagliato. Perché la sua lettura vi ha portato l’esperienza che dovevate incontrare“».

Quindi tranquilli, non preoccupatevi di commettere errori!

Parlando di sincrodestino non si può non citare Deepak Chopra, scrittore e medico indiano, autore di saggi “New Age”. Nel 1998 gli è stato assegnato il premio Ig Nobel per la fisica per la sua personalissima interpretazione della fisica quantistica e della sua applicazione alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità economica

La sua metodologia unisce le più avanzate scoperte scientifiche nel campo della fisica quantistica e della Psico-Neuro-Immunologia con le millenarie tecniche e conoscenze della medicina Ayurvedica indiana.
E’ stato definito dal Times “il poeta-profeta della medicina alternativa”, per la sua capacità di unire l’applicazione della visione olistica alla medicina ad una mediazione straordinaria tra la filosofia orientale e la scienza occidentale.

Deepak Chopra ha dedicato anni di studio alle coincidenze e al modo solo apparente in cui queste plasmano e modificano il corso della nostra vita.

“Le coincidenze”, afferma, nello specifico Chopra, “sono qualcosa di più di un avvenimento divertente. Una coincidenza è un indizio che rivela le intenzioni dello spirito universale, e che per questo è colma di significati (…) Il significato non deriva dalla coincidenza in sé, bensì dal soggetto che vive l’esperienza”. Sono messaggi che l’universo, “il regno non locale”, come lo definisce l’autore, ci invia per aiutarci a rivelare a noi stessi sogni e reali intenzioni.
Sette, per lui, sono i principi fondamentali alla base del Sincrodestino, più precisamente definito come “apparente cospirazione di improbabilità”; ciascuno di essi è accompagnato da un particolare mantra e da una serie di esercizi meditativi che possono aiutare a comprendere meglio i segni.
Eccoli enunciati in sintesi:
1 – Noi siamo un’onda nella struttura del Cosmo: il fulcro del nostro essere è la realtà fondamentale.
2 – Attraverso lo specchio dei rapporti interpersonali scopriamo il nostro sé non-locale: impegniamoci a vedere l’altro in noi stessi e viceversa.
3 – Dominiamo il nostro dialogo interiore: la mente crea la realtà che ci circonda.
4 – L’intenzione intreccia il tessuto dell’Universo; dobbiamo solo aver chiaro il nostro intento, al resto penserà l’intelligenza non-locale.
5 – Imbrigliamo l’inquietudine emozionale: occorre essere emozionalmente liberi.
6 – Celebriamo la Danza Cosmica: viviamo pienamente, accogliendo il lato maschile e femminile del nostro essere.
7 – Stiamo all’erta, pronti a riconoscere le coincidenze: aumenteremo così il nostro potere creativo.

La chiave, secondo Chopra, è iniziare a vedere delle opportunità in eventi, miracoli e coincidenze, peraltro tutte espressioni dello stesso fenomeno.

In tutti gli studi riportati viene specificato che possiamo anche non credere a questi approcci, essere scettici e diffidenti ma le cose accadranno ugualmente, anche se differente sarà la nostra consapevolezza a riguardo. E, di conseguenza, la nostra capacità di agire concretamente con una predisposizione costruttiva.

Cosa risponderei io alle 2 domande?

Fino a qualche anno fa avrei risposto un no a tutto tondo.

Ma negli ultimi anni devo dire, con tutta onestà, che mi sono trovata davanti a quelle che definiamo coincidenze numerose volte. Quel tipo di coincidenze che ti lasciano perplessa, con dei dubbi e dei quesiti a cui inizialmente non riuscivo trovare un perchè.

Quindi ora le mie risposte sono un Si.
Credo nei segnali.
Credo che alcuni eventi ci capitino proprio per indirizzarci.

Non riesco ad abbracciare i vari approcci in totale abnegazione. Ma rimango con le antenne dritte, rimango in ascolto e provo ad interpretare. E, sempre con tutta onestà, non seguo con costanza l’interpretazione data, non riesco ad affidarmi totalmente; la logica e la razionalità prendono il sopravvento.
Ma pensare che qualcuno o qualcosa più grande di noi ogni tanto sia pronto a lanciarci “suggerimenti” lo trovo estremamente rassicurante.

Non importa quanto sofisticate siano le nostre scelte, o quanto bravi siamo a dominare le probabilità: il caso avrà comunque l’ultima parola.

Nicholas Nassim Taleb

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