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Gli uomini non sono principi le donne non sono principesse

Dalle favole raccontateci da bambini, alle canzoni, ai romanzi e ai film hollywoodiani siamo sottoposti ad un costante input di stereotipi di relazione centrata solo sulla fase dell’innamoramento.
Amori travolgenti, passioni forti, un’esplosione di emozioni che ti ubriaca.

Che siamo disposti ad ammetterlo o meno, che sia conscio o inconscio, che sia per rivalsa o per obbiettivo, ci confronteremo sempre con la principessa (dolce o ribelle) e con il principe (impavido o impacciato) che si innamorano circondati da cuori e unicorni, uccellini cinguettanti, persi uno negli occhi dell’altro e che si nutrono di intensità.

Sorpresa sorpresa, la vita di coppia non è quella, e noi ci ritroviamo con un’insoddisfazione latente alla disperata ricerca di quel momento e di quelle emozioni.

Perché l’amore non è vivere per sempre felici e contenti, né la ricerca spasmodica dell’anima gemella o la metà della mela che combacia alla perfezione.

Ma soprattutto non siamo difronte ad un personaggio idealizzato ma ad una persona reale, con i suoi difetti e le sue fragilità.

Vediamo l’amore di coppia come una terra promessa rigogliosa e soddisfacente, spesso invece ci troviamo ad affrontare un campo di battaglia duro e a volte sanguinario soprattutto per noi stessi. Perché non solo arriva il momento della disillusione quando davanti a noi scopriamo di non avere il principe/principessa, ma improvvisamente scopriamo che noi stessi non lo siamo.
Questo duro scontro con la realtà ci destabilizza, ci porta a non essere più obbiettivi innalzando a volte il nostro livello di egoismo o in contrapposizione di accettazione passiva.

L’innamoramento è un momento bellissimo e magico. Innamorarsi vuol dire sentirsi completamente presi dall’altra persona e coinvolge tutti i nostri i sensi: sensazione di “farfalle nello stomaco”, battito cardiaco accelerato, respirazione alterata, sudorazione eccessiva, sensazione di avere la testa vuota, diminuisce la voglia di mangiare, non si smette di pensare all’altra persona, desiderio costante di starle accanto, diminuisce lo stress provocato dalla nostra quotidianità, siamo più predisposti a fare follie, cresce momentaneamente la nostra autostima, le cose più semplici fatte con la persona amata diventano straordinarie, aumenta la nostra voglia di intimità e di romanticismo.
Il momento dell’innamoramento è però anche un momento egoistico, perché siamo concentrati su noi stessi, su ciò che proviamo e come riusciamo a vedere l’altro per come vogliamo vederlo.

E tutte queste sensazioni ed emozioni ci riporta involontariamente a quegli input a cui siamo stati sottoposti costantemente fin da bambini. Così ci convinciamo inconsciamente che abbiamo trovato il nostro principe/principessa, ma dobbiamo renderci conto che ci si può innamorare di qualcuno e vivere una bellissima storia d’amore senza necessariamente che quella persona sia la persona giusta per il resto della nostra vita.

Trovo che il verbo amare sia molto più bello, ricco e significativo del sostantivo amore.
Si dice che amare è un’arte, e come qualsiasi arte, si pratica e si migliora. Io ne sono profondamente convinta.

Perché avere una sana relazione di coppia significa reciproca crescita, capirsi vicendevolmente, quindi rimanere aperti all’ascolto ed essere disposti ad uscire dalla nostra individualità senza perderla di vista. Un equilibrio molto delicato che va condiviso con una persona disposta a fare altrettanto camminando insieme verso gli stessi obbiettivi.

Quindi guardiamoci e guardiamo l’altro per ciò che siamo, svestiamoci dai panni di principi e principessa anche se siamo convinti di non avere quella lente, manteniamone solo dei lati che possano arricchirci.

Un assioma su cui voglio mettere il focus: più ami te stesso, più amore puoi veramente dare e ricevere.

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