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Resilienza: attitudine o strumento prezioso?

Resilienza, un termine relativamente nuovo in ambito psicologico, di cosa si tratta esattamente?

Sicuramente ha un suono accattivante, forte e affascinante.

L’etimologia della parola deriva dal latino, dal verbo resilio, significa rimbalzare – tornare indietro.

È un termine utilizzato in tanti ambiti dall’informatica all’ingegneria, dalla biologia alla psicologia, assumendo significati diversi.
In psicologia il termine viene definito così: la capacità di reagire a traumi e difficoltà, recuperando l’equilibrio psicologico attraverso la mobilitazione delle risorse interiori e la riorganizzazione in chiave positiva della struttura della personalità (cit. Treccani)

In sostanza la resilienza non è semplicemente l’ennesimo aspetto del “pensiero positivo” ma un vero e proprio strumento che ci permette di tenere ben saldo il timone della nostra vita decidendo in prima persona come reagire.

Sicuramente si tratta di una qualità molto utile nella vita quotidiana di ognuno, dovremmo vederla come una sorta di corazza contro le avversità e allo stesso tempo un gancio che ci permette di rialzarci, come dei supereroi che al momento opportuno sfoderano il proprio superpotere.

E’ possibile ridurre ai minimi termini il concetto?

  • Vedere sempre il bicchiere mezzo pieno
  • Le avversità possono essere occasioni
  • Credi in te stesso
  • Ciò che non ti uccide ti fortifica
  • Mi piego ma non mi spezzo

In realtà è un po’ tutto questo. Senza esasperare ogni frase fatta e ultrautilizzata.
Per alcuni è una caratteristica della personalità per altri invece è un percorso. Non è così impossibile diventarlo.
Si tratta di una qualità che se ben coltivata può cambiare la nostra prospettiva della vita.

Come?

  • Innanzitutto avere una solida autostima è il punto di partenza, credere in sé è fondamentale per essere persone resilienti.
  • Bisogna poi imporsi di essere flessibili. Cercare di ammorbidire la propria rigidità nei confronti degli eventi ma anche delle persone con cui ci confrontiamo.
  • Non giudicare. Etichettare a priori un evento o il comportamento di una persona come negativo o nocivo preclude la resilienza. Fermiamoci, osserviamo meglio, cerchiamo di gettare il nostro sguardo un po’ oltre l’apparenza.
  • Evitare le lamentele.  Lagnarsi ed autocommiserarsi non serve assolutamente a nulla. Delineare nel problema i lati negativi è necessario per non perdere di vista l’obbiettività, ma crogiolarsi in essi è superfluo e non funzionale. Quindi invece di lamentarsi bisogna porsi 2 domande: posso io fare qualcosa per cambiare le cose? In che modo posso cambiare le cose?
  • Attivarsi nel cambiamento. Sicuramente alle 2 domande precedenti qualcosa che possiamo cambiare c’è. A questo punto dobbiamo essere pronti al cambiamento e intraprenderlo come strada alternativa per cercare di raddrizzare la difficoltà.
  • Accettazione. Potrebbero esserci anche quelle situazioni di forza maggiore in cui non possiamo intervenire a livello pratico. In questo caso dobbiamo imparare ad accettare di non avere alternativa, accettare la sconfitta con il relativo dolore, lasciarci travolgere da esso per un breve periodo e cambiare la prospettiva con cui si osserva.
  • Pazienza. Essere pazienti è fondamentale perché non sempre le soluzioni sono di rapida efficacia, a volte è necessario percorrere una strada medio/lunga per arrivare all’obbiettivo che ci siamo prefissati.
  • Verbalizzazione e comunicazione. Non importa di quale tipo di difficoltà si tratti: non saremo né i primi né gli unici a doverla affrontare. Impariamo ad esporci e confrontarci con gli altri, la condivisione potrebbe aiutarci a cambiare prospettiva. Questo non vuol dire assecondare l’opinione altrui, vuol dire condividere un peso ed ascoltare cosa gli altri han da dire. Indispensabile ovviamente è che siano persone a noi fidate e di cui abbiamo un giudizio positivo.
  • Crescita. Riuscire a risolvere o ad uscire positivamente da una difficoltà ci rende persone con una maggiore esperienza e conoscenza non solo della vita ma di noi stessi. Quindi più forti e saggi.

C’è una frase di Lama Gangchen (monaco buddista tibetano) che è diventato un po’ il mio mantra e che ben interpreta il mio concetto di resilienza

Non cercare di cambiare la tua vita, cambia il tuo atteggiamento verso la vita. Nella tua mente c’è abbastanza spazio per trovare nuove soluzioni. La felicità è dentro di noi. Se guardiamo nella direzione sbagliata non possiamo vederla.

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